Si legge da fuori verso dentro: dai segnali del corpo e della mente al nome dell'emozione.
Quaranta secondi. Prima il corpo: dove sta il punto sul quadrante, cosa è teso, com'è il respiro. La parola può mancare.
Risposta valida, e va registrata con l'ora: è il baseline contro cui si riconosce uno scostamento.
Ricostruito dal comportamento, non dalla percezione. La domanda che conta è verificabile: dopo quell'attività sei riuscito a iniziare qualcos'altro, o hai rimandato tutto?
Com'è fatta ogni scheda, perché è fatta così, e che cosa farci in una giornata qualunque. Si legge una volta; poi si torna al capitolo che serve.
La domanda «come ti senti?» dà per scontato che dentro ci sia un'etichetta già scritta e che basti andarla a leggere. Per molte persone quell'etichetta non c'è. Non perché non stia succedendo niente, ma perché il segnale arriva in una forma che non è ancora una parola.
Il corpo però ha già risposto, e in modo visibile: la mascella si è stretta, il respiro si è accorciato, ti sei alzato per andare in cucina senza avere fame.
SPASS parte da lì. Ogni domanda che ti fa riguarda qualcosa di osservabile — dove tira, com'è il respiro, cosa avevi voglia di fare, cosa stava succedendo un minuto prima. Nessuna ti chiede di guardarti dentro. La parola, se arriva, arriva in fondo e per esclusione; se non arriva, la registrazione vale lo stesso.
Questo cambia anche il significato di «sbagliare». Non puoi registrare l'emozione sbagliata, perché non stai registrando emozioni: stai registrando stati del corpo e circostanze. L'interpretazione viene dopo, se viene, e la fai su un set di dati invece che su un momento solo.
Ruota: quando c'è qualcosa e vuoi capire che cosa, partendo da segnali già scritti che basta riconoscere. È la scheda su cui si apre l'app.
Oggi: il check-in, quaranta secondi a orari fissi, anche quando non succede niente.
Spacchetta: per i momenti grossi o incomprensibili, da smontare in sei passi.
Energia: quanto ti è costata un'attività, letto da quello che è successo dopo.
Dizionario e Storico: dove si accumula quello che registri, e da dove si prepara il riepilogo per la seduta.
È la scheda su cui si apre l'app: la ruota pensata per l'alessitimia («The Alexithymic Feeling Wheel»), tradotta. Al centro ci sono sei famiglie, nell'anello di mezzo le loro emozioni e sul bordo i segnali del corpo e della mente con cui di solito si presentano. Si legge al contrario rispetto alle ruote più comuni, che partono dal nome: qui si comincia dal bordo, da quello che si nota, e si entra verso il centro. Per questo i tre anelli sono anche i tre passi.
Sul telefono la ruota intera è troppo piccola per toccarne i pezzi, e lì un tocco serve soltanto ad avvicinare uno spicchio: la ruota gira, lo porta a destra e lo ingrandisce finché le scritte si leggono. Con le frecce, o facendo scorrere il dito di lato, passi alla famiglia vicina; la pastiglia Intera la riporta com'era.
Da vicino si segna. Un tocco su un segnale del bordo lo colora e un secondo tocco lo toglie; se hai un dubbio, tienilo premuto per mezzo secondo e resterà tratteggiato, come «forse», salvato a parte dagli altri. Nell'anello di mezzo, poi, tocchi la parola che suona meno sbagliata (al massimo due). Tornando alla ruota intera vedi dove si sono raccolti i segni, perché gli spicchi senza niente si attenuano, mentre il vassoio in basso tiene il conto.
Chi preferisce una lista trova in In elenco gli stessi segnali, raggruppati per tipo anziché per famiglia, con gli stessi gesti: i segni passano da una vista all'altra senza perdersi.
Esci da una riunione andata storta e ti accorgi di parlare più forte del solito. Apri SPASS, che parte dalla ruota; tocchi lo spicchio della rabbia e segni voce alta e muscoli tesi, pronti a scattare, mentre pensiero annebbiato lo tieni premuto, perché non ne hai la certezza. Passi alla paura e segni fatica a dormire, che ti trascini da due notti.
La ruota intera mostra molta rabbia e un po' di paura. Nell'anello di mezzo furia ti sembra troppo, mentre frustrazione regge: la tocchi, apri il vassoio, scrivi «riunione con M.» e registri.
Fino a Registra, nel vassoio in basso, non si salva niente: puoi segnare per prova e togliere tutto con Azzera. Registrando, la voce compare in Oggi e nello Storico, e la parola entra nel Dizionario con i segnali sicuri come firma corporea. Se la parola non arriva, basta la famiglia; con «non lo so» resta la voce con i segnali, senza parola.
Le voci della ruota non hanno un punto sul quadrante. Per questo non entrano nei conteggi dei quadranti, e nello Storico compaiono come rombi in una colonna a parte anziché come pallini.
La tua firma. Le emozioni che sono già nel tuo dizionario hanno un pallino accanto. Se ne tieni premuta una, la ruota torna intera e accende i segnali con cui hai registrato quella parola fino a oggi, tanto più intensi quanto più spesso sono tornati; sopra la ruota li trovi scritti, ciascuno con il suo conteggio. È la parte che cresce con l'uso: dopo qualche settimana mostra com'è fatta, per te, una parola. Le stesse firme si aprono dallo Storico, toccando una parola nel riquadro «Dalla ruota».
Ruota o spacchettamento? La ruota chiede di riconoscere segnali già scritti, ed è la via più breve quando qualcosa c'è e non ha ancora un nome. Lo spacchettamento chiede invece di descrivere da sé dove e come, passando dal quadrante e dal contesto, e conviene quando un momento è stato grosso e vuoi smontarlo con calma. Nessuna delle due sostituisce il check-in a orario fisso, che resta la registrazione di base.
Il conteggio dei segni, infine, non è un verdetto. I segnali non arrivano mai tutti insieme, e alcuni stanno in più spicchi (la fatica a concentrarsi, per esempio, compare sia nella rabbia sia nella tristezza): conta la combinazione, non il singolo segnale. Il conteggio dice dove cadono i segnali che hai scelto, non che cosa provi, e due famiglie possono essere vere insieme.
La ruota si può anche stampare: la versione da stampare in A3 (PDF) ha le stesse parole e gli stessi tre anelli, con i caratteri pensati per la carta.
È l'atto base, nella scheda Oggi, la seconda: l'app si apre sulla ruota, e per il check-in basta un tocco in più. Posi un punto sul quadrante, tocchi cosa è teso, com'è il respiro, cosa avresti voglia di fare, e scrivi una riga su cosa stava succedendo. Poi salvi.
Il momento in cui farlo non lo scegli sul momento: lo decidono tre sveglie messe una volta per tutte, per esempio alle 11, alle 15 e alle 21. La ragione è precisa. Se aspetti di accorgerti che «sta succedendo qualcosa», registri soltanto i picchi — e accorgersene è esattamente la capacità che qui manca. A orario fisso registri anche tutto il resto, che è la parte che serve per il confronto.
Sveglia delle 11. Sei alla scrivania da due ore e la mail del comune non l'hai ancora aperta. Apri SPASS: posi il punto in alto a sinistra, tocchi spalle, respiro alto e corto, impulso allontanarmi, e scrivi «mail del comune, non aperta da ieri». Quaranta secondi.
Non serve sapere che questa cosa ha un nome. Serve che martedì alle 11 risultasse così.
La riga di contesto è la più preziosa e la più delicata: usa le iniziali al posto dei nomi. «Telefonata con U., terza di fila» ti dice esattamente la stessa cosa quando rileggi, e smette di essere un dato su qualcun altro.
Arriva la sveglia, guardi, e non trovi niente: nessuna tensione, respiro normale, nessun impulso. La tentazione è chiudere l'app pensando di non avere nulla da registrare.
È il contrario. Il pulsante Registra «niente» adesso salva quel momento con la sua ora, e serve a costruire il fondo. Senza i «niente» non hai modo di dire da cosa un picco si stia scostando: hai solo tre momenti brutti e nessun paragone.
Una settimana in cui su ventun check-in quindici sono «niente» e sei hanno la mascella stretta ti dice qualcosa di preciso. Una settimana con sei registrazioni e basta non dice niente.
Il rettangolo con i quattro angoli sostituisce la domanda impossibile con due domande a cui il corpo risponde anche senza parole.
In verticale c'è quanta energia c'è nel corpo: agitato in alto, spento in basso. In orizzontale c'è quanto lo stato è sgradevole o gradevole: sgradevole a sinistra, gradevole a destra. Il punto che posi è l'incrocio delle due risposte.
In alto a sinistra — molta energia, sgradevole: i dieci minuti prima di una telefonata che rimandi da giorni.
In alto a destra — molta energia, gradevole: quando esci da un allenamento andato bene.
In basso a sinistra — poca energia, sgradevole: domenica alle cinque, sul divano, e nessuna delle cose da fare sembra iniziabile.
In basso a destra — poca energia, gradevole: dopo cena, a letto, con un libro che regge.
Se sei incerto non cercare la casella giusta: posa il punto dove ti pare più vicino e vai avanti. Su un set di quattordici check-in un punto messo male non sposta niente.
Il check-in è la registrazione ordinaria. Lo spacchettamento è quello che fai quando un momento è stato grosso, o incomprensibile, e vuoi smontarlo pezzo per pezzo. Non è una cosa da tutti i giorni: due o tre volte a settimana è già molto.
I sei passi vanno dal più osservabile al meno osservabile, e l'ordine è tutto il senso dell'esercizio.
Dove, nel corpo — un punto o due, non tutto il corpo. Che sensazione fisica è — non l'emozione: come la descriveresti a un fisioterapista, stretto, pesante, un nodo. Quanta energia e quanto è sgradevole — il quadrante. Il contesto — cos'è successo appena prima. Cosa vorrebbe fare il corpo — l'impulso. E solo alla fine la parola.
Fino all'ultimo pulsante non hai registrato niente. I sei passi si possono percorrere avanti e indietro, cambiare, abbandonare a metà: lo spacchettamento viene salvato — con la parola che hai scelto, se l'hai scelta — soltanto quando premi Chiudi alla fine.
Il quinto passo è quello che lavora di più. L'impulso all'azione rivela l'emozione molto meglio dell'introspezione diretta: aver voglia di allontanarsi, di spingere, di sparire, di piangere sono cose che si notano senza doversi interrogare. Non sono equazioni con una soluzione sola, e l'app non le traduce al posto tuo — ma sono un indizio molto più solido di uno sforzo di memoria su come ti sentivi.
Domenica, pranzo con i parenti. Alle dieci di sera ti accorgi che hai parlato pochissimo e che hai mangiato in fretta. Apri Spacchetta: gola e stomaco; sensazione stretto; punto in alto a sinistra; contesto «pranzo, otto persone, R. ha ripreso il discorso del lavoro»; impulso sparire.
A questo punto la scala propone le parole. Da male scendi a a disagio, e da lì ti sembra che regga in tensione. Non è una diagnosi: è la parola meno sbagliata che hai adesso, e da domani ha una firma corporea attaccata.
Una parola presa da un elenco è lessico. La stessa parola con attaccati i segnali con cui si è presentata (le zone e le sensazioni di uno spacchettamento, oppure i segnali segnati sulla ruota) diventa uno strumento: la volta dopo la riconosci dal corpo, non dal ragionamento.
Nel Dizionario ogni riga ha la parola, la sua firma corporea e un conteggio. La firma si accumula: se «teso» torna tre volte con la mascella e una con lo stomaco, quella riga comincia a descrivere una cosa tua e non una definizione.
Sotto c'è la scala, ed è fatta a gradini: male sta sopra a disagio, che sta sopra ansioso, che sta sopra in allarme. La regola d'uso è una sola: parti dalla parola più grossolana che useresti adesso e scendi di un gradino. Saltarne tre produce parole prese in prestito da qualcun altro — «in panico» detto da chi partiva da «male» descrive una persona che non sei tu, e nel giro di due settimane rende il dizionario inservibile.
Su quando una parola finisce in archivio c'è una differenza importante fra le schede, e conviene tenerla a mente perché le pastiglie hanno lo stesso aspetto.
Qui, nel Dizionario: subito. Tocchi una pastiglia della scala e la parola è già archiviata, senza conferme. Il tocco è la registrazione.
Alla fine di uno spacchettamento: no. Lì scegli la parola dalla scala, da un'ipotesi o scrivendola, ma niente viene salvato finché non premi Chiudi. Prima di quel momento puoi cambiarla o abbandonare tutto.
Dalla ruota: nemmeno. La parola entra soltanto quando premi Registra nel vassoio, insieme ai segnali segnati come sicuri, che diventano la sua firma; i «forse» restano nella voce, ma non nella firma.
Dal Dizionario, quindi, una parola toccata per curiosità resta. Se ti è successo, il capitolo 9 dice come toglierla. Sulla ruota, invece, un pallino accanto a un'emozione ti dice che quella parola è già nel dizionario.
Una cosa che invece non viene mai archiviata è «non lo so»: al termine di uno spacchettamento, come alla fine della ruota, vale come assenza di parola, esattamente come il pulsante «Nessuna parola, per ora». Il resto della registrazione — corpo, quadrante, contesto, impulso — viene salvato comunque, ed è la parte che serve.
Quanto ti è costata una cosa è una domanda a cui di solito si risponde con la stanchezza percepita — cioè con la stessa percezione interna che qui non è disponibile. Questa scheda la aggira.
Registri l'attività, che tipo era e quando, e poi rispondi all'unica domanda che conta, che è verificabile dall'esterno: dopo, sei riuscito a iniziare qualcos'altro, o hai rimandato tutto?
Due ore al bar con un amico; dopo hai fatto la spesa e chiamato l'idraulico. Ho ripreso.
Riunione di quaranta minuti; dopo, tre ore di telefono sul divano e la cena saltata. Ho rimandato. La riunione è costata, anche se sul momento non sembrava.
Servono cinque o sei attività prima che il rapporto dica qualcosa, e la sorpresa più frequente riguarda le attività che consideri riposo e che invece risultano care. È un indicatore grezzo e va preso per quello che è, ma ha il pregio di non dipendere da quanto sei bravo a sentirti.
Nel Dizionario, il pulsante tondo con il meno a fine riga scala il conteggio di uno. Da ×3 porta a ×2. Quando arriva a zero la parola sparisce. Serve soprattutto per le pastiglie della scala toccate per sbaglio.
Sulla Ruota, finché non hai registrato, non c'è niente da correggere: un segno si toglie con un secondo tocco, e Azzera nel vassoio li toglie tutti.
Nella scheda Oggi, la ✕ accanto a un check-in lo elimina, dopo una conferma. Un check-in non si scala: si perde, e con lui l'ora, che è il dato su cui si regge tutto il resto. Per questo c'è la domanda in mezzo.
Se quella voce veniva da uno spacchettamento o dalla ruota e aveva una parola, eliminarla scala anche quella nel dizionario (dalla ruota possono essere due), e la toglie del tutto se era l'unica volta. Un gesto solo, perché quella parola l'aveva contata proprio quel momento lì.
Anche i giorni passati si correggono: nello Storico, toccare un giorno che ha delle voci, pallini o rombi che siano, lo apre e le mostra una per una, ciascuna con la sua ✕. Vale per tutti i giorni, sia per gli ultimi sette sia per quelli accumulati più sotto.
Nel Bilancio energetico, la ✕ in fondo a ogni attività registrata la elimina, sempre con la conferma. Qui non c'è niente che si scali: un'attività o c'è o non c'è.
Il limite che resta è che non esiste un cestino: quello che elimini non torna. Vale la pena ricordare, prima di mettersi a ripulire, che un check-in impreciso in mezzo a quaranta non fa alcun danno — mentre un pomeriggio passato a sistemare l'archivio è tempo tolto al registrare, che è l'unica cosa che conta.
Nello Storico ogni pallino è un check-in, messo sulla riga del suo giorno all'altezza della valenza e colorato secondo il quadrante. Le registrazioni dalla ruota, che un punto sul quadrante non ce l'hanno, compaiono invece come piccoli rombi in una colonna a destra, nel colore della loro famiglia: così la riga della valenza resta allineata da un giorno all'altro. In alto ci sono gli ultimi sette giorni, sempre tutti, anche quelli vuoti. Sotto si accumulano i giorni precedenti, ma soltanto quelli in cui hai registrato qualcosa: se salti una settimana, lo storico non si riempie di righe vuote.
Non c'è niente da interpretare in un pallino solo. La scheda comincia a dire qualcosa quando i dati si accumulano, e per questo conta i check-in in set da quattordici. Nel primo riquadro vedi a che punto sei del set in corso; contano tutte le voci, check-in, spacchettamenti e registrazioni dalla ruota.
Quando hai registrato almeno una volta dalla ruota, sotto i numeri compare il riquadro Dalla ruota: quante volte l'hai usata, le famiglie, i segnali tornati più spesso (con i «forse» contati a parte) e le parole scelte. Toccando una parola si apre la sua firma sulla ruota.
Non importa in quanti giorni arrivi a quattordici. Si possono raccogliere in una settimana regolare o in un mese a strappi: il set vale lo stesso. Quando lo completi, SPASS te lo dice con un messaggio e ti propone di preparare il riepilogo.
Il pulsante Prepara il riepilogo per la seduta raccoglie tutti i dati che hai registrato in un testo che puoi copiare o salvare. Contiene i dati grezzi e nessuna interpretazione, di proposito; le registrazioni dalla ruota ci sono anch'esse, con i segnali, i «forse» e le parole.
È la parte che rende l'app utile in terapia. «Com'è andata in queste settimane?» è una domanda a cui è difficilissimo rispondere a memoria, e le risposte a memoria pesano sempre troppo sull'ultimo giorno. Un foglio con date, ore, punti del corpo e contesti sposta il lavoro dal ricordare al leggere. Prima di portarlo, ricontrolla che non ci siano nomi per esteso.
Non è uno strumento clinico e non sostituisce un percorso con un professionista. Registra, non valuta.
Le tre ipotesi generate al termine di uno spacchettamento, se hai attivato la chiave nelle Impostazioni, vengono da un modello che vede sei righe e non ti conosce. Sono spunti da riconoscere o da scartare, e scartarle è un uso corretto quanto accettarle.
Non è nemmeno un diario. Le note lunghe non servono a niente: una riga con l'ora giusta vale più di un paragrafo scritto a mente fredda la sera.
E non richiede costanza perfetta. Saltare due giorni non invalida nulla; smettere per un mese e riprendere va bene. Quello che rende inutile l'archivio non sono i buchi, sono le parole prese in prestito e i «niente» mai registrati.
Facoltativo. Serve solo al passo finale dello spacchettamento, quando chiedi tre etichette possibili. Senza chiave, la scala delle parole funziona lo stesso.
Solo i dati dello spacchettamento in corso: zone del corpo, sensazioni fisiche, attivazione e valenza, impulso e il testo del contesto. Il contesto è scritto da te, quindi contiene quello che ci hai messo: usa le iniziali al posto dei nomi. Non vengono inviati lo storico, il dizionario, il bilancio energetico né gli altri check-in.
SPacchettamento ASSistito. Si parte dal corpo, che risponde anche quando la parola non arriva, e la parola si cerca dopo — se arriva. Il nome è anche un piccolo scherzo: Spaß, in tedesco, è il divertimento.
Serve a evitare il passaggio dal browser, che è l'attrito che fa morire questo tipo di strumenti nel giro di una settimana.
Restano su questo dispositivo. Nessun account, nessun server, niente che parta da qui — tranne i dati dello spacchettamento in corso, se hai attivato le ipotesi nelle Impostazioni.
Il rovescio è che nessuno li mette al sicuro al posto tuo. Se svuoti la cronologia del browser, cambi telefono o disinstalli, spariscono. Scarica un backup ogni tanto.
Gli aggiornamenti dell'app non toccano i dati. Quando ne esce uno compare un avviso con il pulsante Ricarica; se una finestra rimasta aperta con la versione vecchia dovesse cancellare qualcosa, una copia di riserva interna lo rimette a posto alla riapertura.
Non scrivere mai nomi e cognomi, né luoghi riconoscibili. «Telefonata con U.» funziona identico per te che rileggi, e smette di essere un dato su qualcun altro. Vale soprattutto per il riepilogo che porti in seduta.
Le parole che hai confermato, ciascuna con la firma corporea con cui si è presentata. Una parola senza firma è lessico; con la firma diventa uno strumento.
Si sale un gradino alla volta, partendo dalla parola che useresti adesso. Saltare tre gradini produce parole prese in prestito.
Ogni pallino è un check-in, posizionato sulla valenza e colorato secondo il quadrante; i rombi a destra sono le registrazioni dalla ruota, nel colore della loro famiglia. Sopra, gli ultimi sette giorni; sotto, tutti i giorni precedenti in cui hai registrato qualcosa. Tocca un giorno per vederne le voci una per una.